Tempeste Ciarán e Domingos: i due cicloni da record che hanno devastato l’Europa (2-5 novembre 2023)

Ritratto di lorescienza.97
Pubblicato Lunedì, 13 Novembre, 2023 - 17:38 da Lorenzo Mario "lorescienza.97" Bozzo

Certamente tutti noi abbiamo sentito parlare dei due cicloni extra-tropicali che hanno interessato l’Europa nei primi giorni di novembre 2023. Altresì ne abbiamo praticamente tutti subìto gli effetti: chi testimoniando le intense e distruttive mareggiate che hanno colpito anche il nostro Golfo Ligure (ma non solo), chi purtroppo trovandosi nel bel mezzo di alluvioni e inondazioni, chi ancora registrando raffiche di vento davvero forti e burrascose.

Ora, con il passaggio di queste tempeste atlantiche, siamo definitivamente entrati in autunno, caratterizzato da temperature più basse e piogge (almeno per ora diffuse e frequenti) che hanno testimoniato l’arrivo di questa stagione.

Sono arrivate anche le prime gelate in montagna, e le prime nevicate dai 1500-2000 m di quota.

Andiamo così per gradi e raccontiamo quello che è successo tra giovedì 2 e domenica 5 novembre 2023.

 

LA TEMPESTA CIARÁN (2-3 NOVEMBRE) E LA TEMPESTA DOMINGOS (4-5 NOVEMBRE)

 

Per gli addetti ai lavori: la struttura della tempesta (Ciarán) è stata indotta da un fenomeno – sempre più frequente – di Cyclonic Wave Breaking (CWB), ovvero una rottura dell’onda ciclonica (le famose onde di Rossby). Queste depressioni si formano dalla circolazione extratropicale e subiscono un forte rallentamento per le anomalie oceaniche (qui parliamo dell’Atlantico) che determina l’approfondimento di un minimo di bassa pressione (LP) in questo caso ad ovest della Francia verso la Manica.

Citando le parole del Centro Meteo Bolognese e menzionando alcune definizioni da Wikipedia, l’Europa è stata investita da due Bomb-Cyclone.

La ciclogenesi esplosiva (nota anche come sviluppo esplosivo o Bomb-Cyclone) è il rapido approfondimento di un'area di bassa pressione ciclonica extratropicale. La variazione di pressione necessaria per classificare qualcosa come ciclogenesi esplosiva dipende dalla latitudine. Ad esempio, a 60° di latitudine, la ciclogenesi esplosiva si verifica se la circolazione depressionaria registra una caduta di almeno 24 hPa di pressione in 24 ore.” Nel caso della Tempesta Ciarán il crollo barico è stato di circa 40 hPa in 24 ore (da 990 hPa a 953 hPa).

La pressione minima è stata raggiunta a Culdrose (78 m, UK): 953 hPa alle ore 2:20 della notte su giovedì 2 novembre 2023.

Questi tipi di circolazione” – afferma il Centro Meteo Bolognese – “sono comuni sulle Coste Orientali del Nord America, dove l’aria molto fredda dall’Artico Canadese incontra le acque calde della Corrente del Golfo. Per l’Europa, purtroppo, questo scenario è da attribuire al Cambiamento Climatico [in atto]. Le acque dell’Atlantico e del Mediterraneo non sono mai state così calde come adesso. […] La prima discesa artica in Atlantico ha interagito con le acque oceaniche eccezionalmente calde innescando la formazione di questo ciclone [parimenti con Domingos].”

Continua il CMB: “[…] il calore latente viene dall’oceano e l’umidità viene ‘pescata’ dai Tropici, con conseguenti enormi afflussi di umidità.

 

Immagine 1: la Tempesta Ciarán immortalata dal satellite MODIS della NASA, 1 novembre 2023.

Il potenziale convettivo, tra la serata di mercoledì 1 e la mattinata di giovedì 2 novembre, è risultato davvero elevato in Francia, con raffiche davvero intense tra la Bretagna e la Loira Settentrionale, poi in estensione anche al Sud di Regno Unito e Paesi Scandinavi nelle ore successive.

 

Con la Tempesta Domingos, forti venti, onde alte e piogge intense hanno interessato Francia, Spagna, Portogallo, UK e Italia tra il 3 e il 5 novembre scorso.

 

Immagine 2: la Tempesta Domingos in arrivo e Ciarán in allontanamento verso la Penisola Scandinava, immortalata dal satellite MODIS della NASA, 3 novembre 2023.

 

Interessante è notare che “diverse di queste tempeste sono avvenute con una circolazione da NAO+, poche [invece] quelle con segno opposto [NAO-], tra cui Ciarán.” (fonte: Francesco Nucera; info sull’indice NAO sul nostro sito al seguente link: spiegazione indici teleconnettivi per previsioni a lungo termine)

Il passaggio di Ciarán attraverso il bacino del Mediterraneo ha innescato anche un enorme trasporto di sabbia sahariana dalla costa libica (in foto satellitare la polvere mentre si muoveva verso la Grecia, sabato 4 novembre):

 

Immagine 3: sabbia sahariana – catturata da Copernicus – mentre si muoveva verso la Grecia, nella giornata di sabato 4 novembre. (Fonte: Instagram di @copernicus_eu)

 

RAFFICHE DA URAGANO DI CAT. 3-4 IN EUROPA: COME LA STORIA VIENE RISCRITTA

 

Un’interessante curiosità riguarda le correnti ad alta quota (cosiddetto Jet-Stream o Corrente a Getto) che, raggiungendo 350 km/h intorno ai 10.000 m di altitudine, ha permesso agli aerei di linea che hanno volato in questo corridoio atmosferico di raggiungere una velocità rispetto al suolo di 1.200 km/h e permettendo così traversate più rapide dagli USA verso l’Europa occidentale.

 

Nella tarda serata del primo novembre e notte sul 2 novembre, raffiche tempestose hanno interessato le regioni nord-occidentali della Francia, con valori diffusamente oltre 130-150 km/h. Menzioniamo le raffiche più forti, talora da record, registrate tra Finistère (29), Morbihan (56), Côtes-d’Armor (22), Manche (50) e Seine-Maritime (76):

 

  • 207 km/h a Pointe du Raz (29);
  • 195 km/h a Île de Batz (29), record assoluto;
  • 193 km/h a Pointe de Saint-Mathieu (29), record assoluto;
  • 190 km/h a Brignogan (29), record assoluto;
  • 185 km/h a Ouessant (29);
  • 178 km/h a Pointe de Penmarch (29);
  • 175 km/h a Île de Bréhat (22), record assoluto;
  • 172 km/h a Ploudalmézeau (29), record assoluto;
  • 171 km/h a Pointe du Roc (50) e Lanvéoc (29), quest’ultimo record assoluto;
  • 170 km/h a Fécamp (76);
  • 168 km/h a Groix (56);
  • 167 km/h a Gouville (50);
  • 163 km/h a Plovan (29), Saint-Ségal (29) e Landivisiau (29), entrambi questi ultimi due record assoluti;
  • 162 km/h a Beg-Meil (29);
  • 161 km/h a Cap de la Hève (76);
  • 158 km/h a Ploumanach (22) e Lannion (22), entrambi record assoluti;
  • 157 km/h a Carteret (50);
  • 156 km/h a Brest (29), record assoluto;
  • 154 km/h a Saint-Malo Môle des Noires (22);
  • 152 km/h a Belle-Île (56);
  • 150 km/h a Pommerit-Jaudy (22) e St-Vaast-la-Hougue (50).

 

Decine di record mensili sono stati infranti in Francia, non solo con la Tempesta Ciarán ma anche con Domingos. Ingenti danni ne sono la conseguenza diretta.

 

    

                            (a)                                                              (b)

Figura 1a-b: a sinistra (a), pressione atmosferica [hPa] al livello del mare raggiunta nella notte su giovedì 2 novembre (fonte: Meteociel); a destra (b), raffiche massime giornaliere registrate dalla rete Meteonetwork in Francia nella giornata di giovedì 2 novembre.

 

In Spagna, ecco alcuni valori della giornata di venerdì 3 novembre:

 

  • 149 km/h a Matxitxako (Bizkaia);
  • 124 km/h a Cabo Busto (Asturias);
  • 117 km/h ad Estaca de Bares (A Coruña);
  • 114 km/h a Santander (Cantabria) e Pontos (Barcelona);
  • 111 km/h a Valdezcaray (La Rioja).

 

Anche in Italia, la tempesta è arrivata dalla notte sul 2 novembre.

 

Nella tabella sottostante abbiamo raccolto le raffiche più intense registrate nel nostro Bel Paese:

 

Tabella 1: le raffiche più intense registrate in Italia, dal Piemonte al Friuli, dalla Liguria al Molise, e in Sardegna nel periodo dal 2 al 5 novembre 2023 (fonte dati dalle reti CFR Toscana, Emilia Romagna Meteo, OMIRL-Arpal, Rete Limet, Meteo 3R, Osmer FVG, Meteonetwork).

 

Già con Ciarán, le raffiche hanno sfiorato o di poco superato la soglia dei 200 km/h … è stata però Domingos a raggiungere valori davvero impressionanti con due picchi da record: 225.3 km/h al Passo Croce Arcana (1749 m) sull’Appennino Modenese e 211.68 km/h a Casoni di Suvero (1070 m) sull’Appennino Ligure di Levante … entrambe raffiche - anche se ovviamente non possiamo parlare di Ciclone Tropicale – con intensità da Uragano di Categoria 4 !

Proprio Casoni di Suvero (SV) aveva raggiunto pochi giorni prima la raffica record di poco superiore ai 200 km/h, domenica ha decretato nuovamente un nuovo record assoluto per gli anemometri liguri della rete OMIRL-Arpal.

In Toscana, raffiche a 130 km/h sull’Appennino, 112 km/h a Bocca d’Arno, 102 km/h sull’Argentario, 95 km/h al Giglio, 93 km/h a San Vincenzo, 81 km/h a Forte dei Marmi, 73 km/h a Marina di Pisa e 60 km/h a Viareggio.

 

Non solo vento rafficato ma anche una tromba d’aria a Pieve a Socana - Rassina (Arezzo): spiegano gli esperti di Pretemp “[…] il fronte associato alla Tempesta Ciarán, che ha spinto il sistema fino a quasi-stazionario responsabile dell'alluvione in Toscana, ha prodotto un QLCS [Sistema Convettivo Quasi-Lineare] che ha generato a sua volta un breve tornado. Questo ha asportato numerose tegole dai tetti (danno valutabile come IF1-F1), ma ciò che ha permesso di verificarlo come vortice è stato il pattern dei danni. Infatti, la tromba d'aria ha scagliato detriti (una campana per l'immondizia, numerose tegole, guaine dei tetti) in direzioni non omogenee anche ‘mitragliando’ le pareti degli edifici, oltre a lasciarli in posti ambigui; altri indizi sono stati la localizzazione del tragitto di danni e la durata di pochi secondi a detta dei testimoni.

La Tempesta “[…] ha prodotto anche un outbreak tornadico su scala continentale […] in Europa. Di almeno 9 tornado confermati, 2 sono stati classificati come IF3, uno sull’Isola di Jersey (apparentemente il più intenso della nazione dal 1954) e uno in Bulgaria (apparentemente il più intenso dal 1989) […] e altri 2 di grado IF2”, spiega Federico Pavan (previsore di Pretemp).

 

In Molise, crollata la palestra di una scuola elementare a Casacalenda (Campobasso) a causa delle raffiche di vento superiori ai 140 km/h.

 

    

                                     (a)                                                         (b)

Figura 2a-b: a sinistra (a), percorso della tromba d’aria registrata a Pieve a Socana – Rassina (AR) il giorno 2 novembre 2023 (dai profili social di Pretemp); a destra (b), raffiche massime giornaliere registrate dalla rete Meteonetwork in Italia nella giornata di venerdì 3 novembre.

 

In Francia, con la convezione e i temporali formati per l’ingresso di Domingos, le raffiche rilevate, nella giornata di sabato 4 novembre:

 

  • 164 km/h a Cap Sagro (2B);
  • 152 km/h a Cap Ferret (33);
  • 147 km/h a Île de Ré – Saint-Clément-des-Baleines (17);
  • 144 km/h a Cognac (16);
  • 138 km/h a Rochefort Saint-Agnant (17);
  • 136 km/h a Niort (79) sono stati eccezionali, a soli 8 km/h dal record assoluto del dicembre 1999;
  • 133 km/h a Pointe de Chémoulin (44);
  • 132 km/h a Île d’Yeu – Saint-Sauveur (85);
  • 131 km/h a Royan (17);
  • 130 km/h a Pointe de Chassiron (17);
  • 129 km/h a Poitiers (86);
  • 128 km/h a Ste-Gemme-la-Plaine (85);
  • 127 km/h a Fontenay (85) e Pointe du Roc – Granville (50);
  • 125 km/h a Le Talut - Belle-Île (56);
  • 122 km/h a Bordeaux (33);
  • 121 km/h a Clermont-Ferrand (63)

 

sono risultate in alcuni casi da record per il mese di novembre (fonte: Meteo Express).

 

In Spagna, ecco alcuni valori raggiunti il 4 novembre (fonte: Aemet):

 

  • 180 km/h a Valdezcaray (La Rioja), mentre 131 km/h sono stati registrati il 5 novembre;
  • 162 km/h ad Estaca de Bares (A Coruña);
  • 155 km/h a Cabo Busto (Asturias), mentre 130 km/h sono stati registrati il 5 novembre;
  • 145 km/h a La Covatilla – estación de esquí (Salamanca);
  • 143 km/h a La Pinilla – estación de esquí (Segovia);
  • 141 km/h a Fisterra (A Coruña);
  • 134 km/h ad Astún – La Raca (Huesca);
  • 131 km/h a Cerler – Cogulla (Huesca).

 

ALLUVIONE IN TOSCANA E CORSI D’ACQUA IN DIFFICOLTÀ: QUANDO L’IDROMETRIA FA PAURA

 

Un fronte atlantico (Tempesta Ciarán) tra mercoledì 1 e giovedì 2 novembre, accompagnato da un intenso flusso umido di provenienza sud-occidentale alle medie quote e da Libeccio o Scirocco al suolo, ha portato nuove piogge (dopo quelle delle settimane precedenti che già avevano messo alla prova i nostri territori), rovesci e temporali, specie tra Liguria centro-orientale, Alta Toscana, Appennino Ligure e Tosco-Emiliano, ed Alpi Centro-Orientali. Proprio tra Liguria, Alta Toscana ed Emilia il rischio idrogeologico era elevato, complici anche le piogge dei giorni e delle settimane precedenti. Stesso discorso va fatto per l’area compresa tra Alto Veneto e Friuli.

 

Le precipitazioni sono state abbondanti dalla Spagna alla Norvegia, dalla Francia all’Italia, con raffiche burrascose tra Francia e UK fino a 200 km/h, e 7 morti in Europa. “In Italia, è nato un Ciclone ‘figlio’ altrettanto profondo (circa 980 hPa) a causa dell’interazione con il mar Mediterraneo, [con attivazione] della ventilazione di Libeccio e Scirocco”, e raffiche oltre 150-200 km/h specie sul Triveneto e sul crinale Tosco-Emiliano.

Anche la neve è arrivata sulle Alpi a partire dai 1500 m di quota, per la prima volta in questa stagione.

 

Ciarán ha portato abbondanti precipitazioni di pioggia sulla Francia settentrionale:

 

  • a Pas-de-Calais diversi torrenti sono esondati;
  • un’alluvione ha colpito Saint-Leonard, dove le case sono state invase dall’acqua e fango;
  • il fiume Liane ha inondato le case a Saint-Étienne-au-Mont;
  • 1.2 milioni di case senza luce (blackout nella regione nord-occidentale, con 780.000 abitazioni colpite solo in Bretagna) e almeno una vittima, il bilancio in Francia per la tempesta Ciarán.

 

Tornando all’Italia, La Liguria ha registrato accumuli degni di nota ma per fortuna nessun fiume è esondato. Ad ogni modo, sono state segnalate le seguenti criticità:

 

  • allagamenti locali e soprattutto frane, specie nell’entroterra genovese, nei pressi di Rezzoaglio (nella Val d’Aveto), sulla strada comunale Ertola-Casaleggio, al Passo della Scoglina (Favale di Malvaro) e nel comune di Ne;
  • Lago delle Lame (Val d’Aveto) in tracimazione per effetto delle abbondanti piogge delle ultime settimane;
  • chiusura prudenziale del Ponte Brugnato (SP 566), dopo che il sistema ha registrato un eccesso di piena, a causa della repentina risalita dei livelli idrometrici del Vara presso Nasceto (Sesta Godano, SP);
  • il Lago del Brugneto è arrivato al livello di apertura parziale della diga, a causa delle piogge copiose in val Trebbia e nella zona del Brugneto. Per eventuali dubbi sull’apertura volontaria delle ventole, prima delle piogge, l'ing. De Giovanni (Parco dell’Antola) ha spiegato: “il lago del Brugneto non è un lago per laminazione, ovvero per smorzare le piene. Il bacino del Brugneto è di 25 kmq su 1050 kmq di quello del Trebbia. Influisce per il 2.5 % sulle piene del Trebbia. Le manovre volontarie degli organi di scarico sono sempre problematiche, è molto più sicuro se si abbattono automaticamente le ventole, ovvero la diga lavora come un troppo pieno. Inoltre, non essendo lo scarico preventivo previsto ed autorizzato ci vorrebbe un ordine delle protezioni civili coordinate dalle Prefetture di Genova e Piacenza”.

 

È proprio sull’Alta Toscana (tra le province di Prato, Pistoia, Massa-Carrara e Lucca) ed Emilia Meridionale (specie sulle province occidentali) che gli accumuli sono stati importanti, dopo giorni e settimane di terreni saturi per il passaggio delle precedenti perturbazioni.

Si sono fronteggiati per diverse ore il Garbino (da Sud-Ovest) e lo Scirocco (da Sud-Est), andando ad alimentare un confine di convergenza di umidità, dove è favorita la convezione (rovesci e temporali)”, spiega il meteorologo Pierluigi Randi. Così, a seguito di temporali stazionari che hanno insistito su Valdera Pisana, vicino Livornese, Nord-ovest Fiorentino e Pratese, fino all’Alto Mugello – osservati tra il pomeriggio e la serata del 2 novembre – la risposta dei fiumi è stata tale da determinare una disastrosa alluvione, con migliaia di utenti senza luce e centinaia di sfollati.

 

Nella tabella sottostante sono presenti i livelli dei fiumi che sono saliti almeno oltre la prima soglia (soglia gialla degli idrometri di riferimento), in Alta Toscana, Emilia e Liguria di Levante:

 

Tabella 2a: livelli dei fiumi che sono saliti almeno oltre la prima soglia tra Alta Toscana, Emilia e Liguria di Levante nelle giornate del 2,3 e 5 novembre 2023. Livelli che hanno superato la prima, seconda o terza soglia, rispettivamente evidenziati in giallo, arancione e rosso (fonte: Arpae e OMIRL-Arpal).

 

Tabella 2b: statistiche sui livelli idrometrici raggiunti tra Alta Toscana, Emilia e Liguria nelle giornate del 2,3 e 5 novembre 2023 (fonte: Arpae e OMIRL-Arpal).

 

Da sottolineare il fatto che non sia condizione sufficiente il raggiungimento della soglia rossa da parte dell’idrometro perché il fiume esondi, di solito questa è posizionata ad un livello più basso dal punto di esondazione.

 

Per il caso specifico della Toscana ed Emilia (fonte: Presidente della Toscana, Eugenio Giani):

 

  • in Toscana, esondato il torrente Furba a Seano (Carmignano), nel Pratese;
  • alluvione a Prato: esondato il torrente Bardena in zona Galceti e il torrente Bisenzio in zona Santa Lucia; allagati vari reparti dell’Ospedale Santo Stefano di Prato; caduti 70-80 mm in 3 ore in zona Prato;
  • diversi tratti autostradali di A1 e A11 chiusi, tra Prato ovest e Pistoia, e nei pressi di Firenze, per smottamenti e allagamenti stradali;
  • bloccato un treno regionale alla stazione di Vaiano (Prato), dove è straripato il Bisenzio;
  • linea ferroviaria Prato-Pistoia interrotta in quanto allagata;
  • frana a Migliana, nel Pratese;
  • alluvione a Campi Bisenzio, per la rottura arginale della Marina e tracimazione del Bisenzio al ponte della Rocca, poi sempre rotture sul Bisenzio a Santa Maria a Campi, sul Marina a Villa Montalvo, sul Fosso Reale, sull’Agna a Montale (allagato il sottopassaggio della stazione di Montale), sulla Stella a Casini di Quarrata (tra l’altro una nuova rottura si è avuta anche con il passaggio di Domingos), sul Bardena e sul torrente Iolo;
  • allagato il centro commerciale “I Gigli” a Campo Bisenzio;
  • allagamenti anche a Poggio a Caiano, Serravalle e Figline di Prato;
  • esondato l’Ombrone tra Pistoiese e Pratese;
  • scoppiata centrale del gas e crollato un ponte a Palazzuolo sul Senio;
  • esondato torrente Bagnolo a Montemurlo; allagamenti anche a Oste, a sud della città pratese;
  • locali smottamenti in diverse località delle province di Massa-Carrara, Lucca e Pistoia;
  • allagamenti localizzati a Castelnuovo di Garfagnana, nel Lucchese;
  • caduto un traliccio sulla linea ferroviaria Lucca-Viareggio;
  • a Pistoia vari allagamenti nei comuni della provincia a causa di esondazioni di torrenti: Pistoia, Agliana, Quarrata (qui la situazione particolarmente più complessa dove parte del centro abitato è rimasto allagato, con 80 mm accumulati in 3 ore; allagata anche la Biblioteca di Quarrata) e Serravalle Pistoiese colpiti da allagamenti a causa degli affluenti dell’Ombrone; a Lamporecchio, Larciano e Monsummano Terme vari allagamenti; frane sul San Baronto;
  • frane importanti tra San Quirico, Sassetta e sul Montalbano;
  • allagata la stazione di Montale in provincia di Pistoia;
  • smottamenti diffusi in tutta la provincia di Pisa con chiusura di strade provinciali e comunali;
  • a Pontedera (Pisa) l’allagamento più importante che ha colpito anche l’accesso dell’Ospedale di Pontedera, dove sono caduti 159 mm in 3 ore, di cui circa 100 mm in appena un’ora !
  • allagate Fucecchio e Ponte a Cappiano, nel Fiorentino;
  • allagato da acqua e fango l’Ospedale di Borgo San Lorenzo (Mugello);
  • allagamenti a Collesalvetti (Livorno), dove sono caduti 110 mm in 3 ore, 90-100 mm sul Mugello;
  • la strada che collega Firenze, Pisa e Livorno (Fi-Pi-Li) è rimasta allagata e le acque hanno fatto fatica a rientrare negli argini. Nella giornata di domenica, chiusa nuovamente la Fi-Pi-Li, stavolta nel tratto dell’interporto-Lavoria per la rottura del vicino Tora ed esondazione di torrenti più piccoli;
  • migliaia gli interventi a Campo Bisenzio, Cerreto Guidi, Carmignano, Prato, Montemurlo, Quarrata, province di Pisa e Livorno;
  • decine di migliaia le utenze senza corrente elettrica e internet;
  • 7 i morti accertati in Toscana, rinvenuti nelle località di Montemurlo e Campi Bisenzio, nel Pratese, ma anche a Rosignano.
  • In Emilia invece, tracimato il Santerno a Borgo Tossignano (BO), ma ha piovuto molto su tutto l’Appennino bolognese-imolese-faentino

 

    

                            (a)                                                              (b)

Figura 3a-b: a sinistra (a), frame estrapolato da un video che testimonia l'alluvione nel Pratese, giovedì 2 novembre (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani); a destra (b), mappa delle cumulate nelle 24 ore del 2 novembre, durante la fase frontale (fonte: Lamma Meteo).

 

    

                            (a)                                                              (b)

    

                            (c)                                                              (d)

Immagini 4a-d: immagini devastanti del sopralluogo sopra le aree colpite di Campi Bisenzio, Parto e Quarrata (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani).

 

    

                            (a)                                                              (b)

    

                            (c)                                                              (d)

Immagini 5a-d: immagini satellitari elaborate dai tecnici dell’Ufficio Cartografico regionale della Regione Toscana delle aree alluvionate, dove sono caduti 200 mm di pioggia in meno di 3 ore, scattate il 3 e 4 novembre (fonte: Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani).

 

Nelle ore successive, verso la notte su venerdì 3 novembre, la linea temporalesca si è lentamente spostata, andando ad interessare le province di Arezzo, Siena, Grosseto e la parte orientale del Fiorentino. A seguire la fase post-frontale con fenomeni residui più moderati.

Passata la piena dell’Arno a Firenze senza criticità, anche a Pisa fiume all’interno delle soglie di riferimento.

 

Nella tabella sottostante sono presenti i maggiori accumuli di precipitazione rilevi dalle reti provinciali e nazionali tra il 2 ed il 5 novembre, a seguito del passaggio delle due tempeste:

 

 

Tabella 3: maggiori accumuli di precipitazione misurati dalle reti regionali e nazionali tra il 2 ed il 5 novembre, a seguito del passaggio delle due tempeste (fonte dati dalle reti Meteo 3R, CML, Arpae, OMIRL-Arpal, CFR Toscana, Osmer FVG, Meteonetwork).

 

    

                            (a)                                                              (b)

Figura 4a-b: mappa degli accumuli di pioggia giornalieri al Centro-Nord per le giornate di giovedì 2 (a) e (b) sabato 4 novembre 2023 (fonte: Meteonetwork).

 

Non solo la Toscana, la Liguria e l’Emilia, anche in Lombardia e al Nord-est pesanti disagi e criticità diffuse:

 

  • esondato anche il Lago di Como;
  • cedimento interno alla galleria Dom, posta tra Riva del Garda e Ledro (nella Valle di Ledro). La rottura è stata probabilmente imputabile ad infiltrazioni causate dalle forti piogge;
  • accumuli di oltre 150-200 mm tra Udinese e Pordenonese, con due picchi giornalieri davvero notevoli di 291.4 mm a Chievolis e di 300 mm a Piancavallo, entrambe località del Pordenonese, la prima in zona collinare, la seconda di montagna;
  • oltre 100 interventi dei vigili del fuoco tra le province di Udine e Pordenone;
  • in Friuli, esondato il Palar, ad Avasinis di Trasaghis;
  • frana in un strada secondaria del paese di Cornino (Udine);
  • effetto staü sulle Prealpi Trevigiane con accumuli di oltre 130-150 mm nella sola giornata di giovedì 2 novembre, specie tra Trevigiano e Bellunese, con conseguenti frane su quest’ultima provincia;
  • piena del Livenza a Meduna (Treviso);
  • un vigile del fuoco disperso in un canale a Puos d’Alpago, in provincia di Belluno;

 

C’è da dire che in Veneto, dopo l’alluvione del primo novembre 2010 e l’esondazione dei fiumi Retrone e Bacchiglione, “sono state intraprese importanti opere contro il dissesto del suolo, tra cui i grandi bacini di laminazione (10 ultimati, 13 ancora in fieri), che nei giorni precedenti hanno letteralmente salvato il territorio [dei bacini interessati dalle pesanti piogge]. […] Si tratta di opere – non solo bacini di laminazione [ma anche altri importanti lavori come] il rifacimento di argini – decisivi in caso di grandi piogge […]” (fonte: Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia).

A Caldogno (nel Vicentino) è stata contenuta la piena per tre ore e mezza. Verona salvata dalla piena dell’Adige, grazie alla Galleria Adige-Garda, che è un canale scolmatore artificiale di 10 km che ha lo scopo di prevenire le inondazioni dell’Adige, scaricando l’acqua in eccesso nel lago di Garda.

 

Anche con l’ingresso della seconda depressione atlantica (Tempesta Domingos) l’Europa è stata devastata da alluvioni, tempeste di vento (raffiche nuovamente oltre 150-200 km/h, come abbiamo già detto) e mareggiate molto intense dalla Bretagna Meridionale ai Paesi Baschi, così come nel Mediterraneo, come racconteremo nel paragrafo successivo.

La pressione minima è stata raggiunta alla boa oceanica 62081, a sud-ovest dell’Irlanda: 959.1 hPa alle ore 10:50 di sabato 4 novembre 2023.

 

In Francia, nuove criticità e allagamenti: 11 corsi d’acqua in allerta arancione a causa del rischio di allagamenti, nel Pas-de-Calais, nella regione Centro-Orientale e in Corsica.

Non solo nel primo fine settimana di novembre, anche all’inizio della seconda settimana del mese, numerose località hanno subìto danni e criticità per l’esondazione di diversi fiumi, superando notevolmente le alluvioni del passato, quali quella del marzo 2002 (fonte: @Observatoire Keraunos), in particolare nella giornata di lunedì 6 novembre:

 

  • alluvione a Lumbres, Beussent, Frencq, Wizernes e Nielles-lès-Bléquin nel Pas-de-Calais (62), per l’esondazione del Bléquin (affluente dell’Aa);
  • esondazione dell’Aa a Vigicrues (62);
  • alluvione a Saint-Étienne-au-Mont, sempre nel Pas-de-Calais (62), per l’esondazione della Liane;
  • 178 mm – scaricati nella settimana tra l’1 e il 6 novembre – e ben 338 mm in 4 settimane a Bainghen nel Pas-de-Calais (62);
  • pesanti allagamenti anche a Équihen, sempre nel Pas-de-Calais (62), dove l’acqua scorreva su terreni completamente saturi;
  • oltre ad Aa e Liane, anche la Canche è passata in allerta rossa; i bacini dei fiumi Hem, Lys, Laquette, Clarence e Lawe erano in allerta arancione.

 

UNA MAREGGIATA DAVVERO INTENSA: IL MARE CHE AFFASCINA MA FA ANCHE PAURA

 

L’ingresso di Ciarán non ha portato solo raffiche tempestose, anche le mareggiate sui tratti di costa esposti sono state davvero devastanti. Al largo della costa nord-occidentale francese, le onde – a dir poco oceaniche – hanno raggiunto un’altezza significativa di 11.7 m alla boa di Pierres Noires (Ouessant) con altezza massima di ben 21.1 m e 14 secondi di periodo tra una cresta e l’altra (alle ore 7 di mattina del 2 novembre) … mare quindi tra molto grosso e tempestoso nella Scala Douglas dello stato del mare, moto ondoso che ha impattato sulle coste francesi del Golfo di Biscaglia, specialmente nel tratto settentrionale !

Inondazioni costiere a Dinard in Ille-et-Vilaine mercoledì sera.

 

Acqua alta a Venezia oltre 100-110 cm, che in realtà andava avanti da giorni e giorni. Picco massimo di 138 cm raggiunto dalla Piattaforma ISMAR-CNR alle ore 3:50 della notte sul 5 novembre. Non sono stati superati i 90-95 cm a Punta Salute – Canal Grande (punto di riferimento per la città di Venezia), grazie al prezioso aiuto del MOSE, che ha smorzato l’alta marea per tutto il periodo dal 2 al 5 novembre, ma anche prima di tale periodo, come osservabile dal grafico sottostante.

Un gigante idraulico che è stato attivato per contrastare le maree eccezionali, proteggendo la città di Venezia, ma emergono alcuni dubbi:

 

  • il fatto di reggere a fenomeni di acqua alta come quello del novembre 2019 (187 cm o più);
  • il fatto che proprio quelle stesse enormi quantità di acqua marina che il MOSE trattiene in mare aperto, come conseguenza, possano alzare il livello della marea in località costiere venete e friulane non protette (difatti a Grado (GO), proprio in quei giorni, l’alta marea è stata molto intensa).

 

 Tutti dubbi di cui si dovrà tenere conto negli eventi futuri che coinvolgeranno tali litorali.

 

Figura 5: livello idrometrico alla Piattaforma ISMAR-CNR e a Punta Salute – Canal Grande tra il 2 e il 5 novembre. (Fonte dati: Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia).

 

Anche nel Mediterraneo, il moto ondoso è aumentato con picco delle mareggiate sul Mar Ligure nelle giornate di venerdì 3 e domenica 5 novembre, specie sulle coste centro-orientali della Liguria e sulla Versilia.

 

Figura 6: pressione atmosferica [hPa] e altezza significativa dell’onda [m] presso la stazione di La Spezia, dalla rete ondametrica nazionale dell’ISPRA.

Disagi e problemi su tutte le passeggiate a mare e tratti costieri delle strade:

 

  • mareggiata intensa a Ceriale e tra Varigotti (7a) e la Spiaggia del Malpasso (Finale Ligure) nella giornata di domenica 5;
  • spettacolare lo scatto del nostro Stefano Corradini da Capo Noli (6a);
  • centro storico di Celle Ligure completamente invaso dall’acqua marina, problemi anche a Varazze, sulla passeggiata di Albissola Marina e a Savona;
  • Aurelia invasa dal mare a Cogoleto;
  • Aurelia interrotta ad Arenzano per l’asfalto “sfondato” dal mare, con la mareggiata che ha investito il centro storico. Il mare ha sfondato le vetrate del ristorante “La Cambusa”, sempre ad Arenzano;
  • Grande mareggiata tra Voltri e Vesima (7b-g), come testimoniano le meravigliose foto di Andrea Ferrando;
  • potente mareggiata su tutto il litorale del comune di Genova, specie a Pegli, in Corso Italia – specie zona Lido e Boccadasse (7h-m) – a Sturla, Quarto (6b-c), Quinto e …
  • … Nervi, con conseguente chiusura della famosa passeggiata nel lungomare … nonostante ciò alcuni intrepidi incoscienti si sono avventurati rischiando parecchio, e i video di tali bravate non sono mancati !
  • donna travolta da un’onda in via Murcarolo (Genova), circolazione così interdetta a pedoni e motoveicoli;
  • crollo del dehors del ristorante Golfo Paradiso a Camogli (6d-e), per la mareggiata;
  • la pittoresca Piazzetta di Portofino (6h) e la passeggiata di Zoagli (6f) sono state invase dalle onde;
  • onde alte 6-7 m sulle coste tra la Liguria Orientale e la Toscana Settentrionale, localmente anche di 7-10 m – specie al largo – quindi fino a mare grosso con periodo d’onda di 10-11 secondi sia nelle giornata di venerdì che in quella di domenica. Diversi i danni sia per le mareggiate che per il forte vento !
  • onde di oltre 5-6 m hanno sferzato il litorale tra Chiavari e Sestri Levante, nel picco della mareggiata di domenica 5 novembre, quando è stata necessaria la chiusura al traffico veicolare delle Gallerie di Sant’Anna. Pietre in strada tra Cavi di Lavagna e Sestri, sull’Aurelia. L’acqua marina ha invaso il lungomare di Cavi, Riva Trigoso (6l) e le strade di Sestri Levante (6g), nel Tigullio;
  • non è andata meglio a Chiavari (6i) con danni e disagi su tutto il litorale, pietre in strada e onde che hanno raggiunto la passeggiata, specie nella giornata di domenica (7n-s);
  • l’acqua del mare ha invaso anche le vie cittadine a Vernazza, alle Cinque Terre;
  • registrate dalla rete ondametrica nazionale onde con altezza significativa di 6.5 m a La Spezia e intervallo fra un picco e l’altro superiore agli 11 secondi;
  • mareggiata intensa sulla costa a Viareggio, e su buona parte della Versilia, con raffiche di vento intense anche oltre 80-100 km/h;
  • Marina di Pisa sferzata dalle forti mareggiate con l’acqua entrata dal mare, grazie alle violenti raffiche a 115 km/h;
  • furiosa mareggiata a Livorno;
  • mareggiate a nord di Piombino, a causa del rinforzo dei venti di Libeccio-Ponente.

 

    

                            (a)                                                              (b)

                                                               (c)

   

                            (d)                                                              (e)

       

                 (f)                                     (g)                                       (h)

    

                            (i)                                                              (l)

Immagini 6a-l: mareggiata intensa di venerdì 3 novembre 2023, rispettivamente (a) Capo Noli by Stefano Corradini, (b) Genova Quarto dei Mille by Lorenzo Mario Bozzo, (c) video della mareggiata da Genova Quarto dei Mille by Lorenzo Mario Bozzo, (d-e) crollo del dehors del ristorante Golfo Paradiso a Camogli by Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e @fabry2dgl via Telegram, (f) passeggiata di Zoagli, (g) strade di Sestri levante, (h) Piazzetta di Portofino by Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, (i) passeggiata di Chiavari by @Necroxid via Telegram, (l) Riva Trigoso by Federico Brescia.

 

                                                                              (a)

    

                            (b)                                                              (c)

    

                            (d)                                                              (e)

    

                            (f)                                                              (g)

    

                            (h)                                                              (i)

                                                               (l)

                                                               (m)

    

                            (n)                                                              (o)

    

                            (p)                                                              (q)

                                                               (r)

                                                               (s)

Immagini 7a-s: mareggiata intensa di domenica 5 novembre 2023, in ordine – (a) Varigotti by @ligure65 via Telegram, (b-g) Genova Voltri – Vesima by Andrea Ferrando, (h-m) foto e video da Genova Boccadasse by Lorenzo Mario Bozzo, (n-s) foto e video dalla passeggiata di Chiavari by Lorenzo Mario Bozzo.

 

Per concludere la sezione, spiega Arpal in un video realizzato per fare un confronto tra la mareggiata di fine ottobre 2018 e quella di inizio novembre 2023: “In questo inizio di autunno 2023, la Liguria ha vissuto un’altra mareggiata storica, causata dalla Tempesta Ciarán che nei giorni scorsi ha colpito anche il nostro Paese. [Confrontando] tale Tempesta con ciò che è avvenuto nel 2018 al passaggio della Tempesta Vaia, entrambe hanno causato forti mareggiate con gravi danni alle infrastrutture costiere liguri. La mareggiata del 2018 fu scatenata da venti di Scirocco ruotati in corso di evento da Sud/Sud-ovest, che soffiarono su ampie porzioni di mare partendo dalla Tunisia. Inoltre, ci fu un ulteriore innalzamento del livello del mare di circa 1 m per effetto dello ‘storm surge’ – ossia della brusca diminuzione di pressione – al passaggio di Vaia sul Mar Ligure. La mareggiata del 2023 è stata prodotta invece da una Libecciata con venti di burrasca forte da Sud/Sud-ovest in azione a partire da Gibilterra già dal giorno precedente, e anche in questo caso c’è stato il contributo dello ‘storm surge’. L’evento del 2018 fu più breve, mentre quello di quest’anno è durato quasi 3 giorni, frutto dell’unione di 2 eventi, dopo Ciarán, infatti, è arrivata la Tempesta Domingos con medesimo scenario. Due eventi molto simili e ravvicinati nel tempo.

L’onda massima registrata dalla Boa di Capo Mele nel 2018 fu di 10.5 m, il 29 ottobre, con un periodo di 11-12 secondi; durante [il passaggio di] Ciarán, l’onda massima stimata è stata superiore ai 10 m. In entrambi i casi, ingenti danni alle strutture sulla costa per via del periodo molto lungo, che consente quindi al mare di accumulare tanta energia da scaricare poi nell’impatto con la costa. Tuttavia, quest’anno i danni strutturali sono stati inferiori, anche a causa della maggiore protezione che i nostri porti offrono all’onda di Libeccio.

Anche i venti sono stati molto intensi in entrambe le Tempeste su tutta la Liguria, anche se quest’anno sono durati per quasi 3 giorni. Le velocità massime a Casoni di Suvero, nel comune di Zignago, a 1070 m, sono state [registrate] il 2 novembre scorso di 196.2 km/h [Ciarán], superati poi il 5 novembre da una raffica di 211.7 km/h [Domingos]. Nel 2018 furono solo 180 km/h, ma allora era il fondoscala dell’anemometro, che venne poi successivamente aumentato proprio per misurare queste intensità.”

 

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI

 

A seguito dell’Alluvione in Toscana, per via delle criticità in buona parte del Centro-Nord Italia e per le mareggiate sulle coste esposte è stato varato lo stato d’emergenza regionale per la Toscana, poi esteso a livello nazionale.

Vogliamo quindi chiudere quest’articolo cercando, ancora una volta, di sensibilizzare i nostri utenti sulle conseguenze che il Riscaldamento Globale ha prodotto in passato, sta producendo ora e produrrà in futuro: non è di certo correlabile il singolo evento estremo in senso stretto, è invece, altresì correlabile il fatto che un mare molto più caldo del normale a sua volta determini una maggiore evaporazione, di conseguenza un serbatoio di acqua ed energia in grado di alimentare le Tempeste sull’Atlantico e sul Mediterraneo. È opportuno far notare che, a parità di volume considerato, una massa d’aria più calda è in grado di immagazzinare più vapore acqueo, di cui le conseguenze sopra descritte.

Nonostante ciò, è doveroso e opportuno anche specificare che non basta dare solo la colpa al Cambiamento Climatico in atto, peraltro di cui siamo proprio noi esseri umani i principali colpevoli. L’uomo non deve nascondere le proprie colpe di fronte a questi eventi, perché se avvengono alluvioni o inondazioni, non è solo perché un fiume esonda o il mare invade il litorale, spesso si è costruito male, dove non si doveva, si sono usati materiali scadenti, si sono poste le fondamenta su terreni soggetti a dissesto idrogeologico. Quello del Veneto, di cui abbiamo parlato nell’articolo, è un esempio di come, ove possibile, si possono realizzare opere, come i bacini di laminazione, come il MOSE, che possano mitigare la vulnerabilità delle nostre infrastrutture, l’esposizione al rischio e quindi il rischio stesso a cui siamo sottoposti.

Non per ultimo, vi cerchiamo di sensibilizzare – sempre più con forza e determinazione – a prestare attenzione in situazioni di pericolo (specie se in corso di evento), a prevenirle e non mettere in atto comportamenti e azioni rischiose, come stazionare sui ponti durante le piene dei fiumi / torrenti o esporsi al rischio di essere colpiti dalle onde durante le mareggiate intense, senza mantenere una distanza di sicurezza. È sempre sbagliato sottovalutare il rischio, specie se esposti in prima persona ad eventi estremi incontrollabili.

 

Tempeste Ciarán e Domingos: tra alluvioni, raffiche burrascose e mareggiate intense.